Thursday, June 25, 2015

Alla fine il miglior modo di viaggiare e sentire. Sentire tutto in tutti i modi (Fernando Pessoa)

Un altro assaggio delle mie esperienze in Maine. 



Il libro Astici & Mirtilli, della Collana Ricettacoli, edito da Effequ,  sarà in edicole e librerie dall'inizio di luglio.



Il primo titolo era “Esperienza in Maine”. Non era un titolo vero, solo una nota di promemoria nella cartella di files dove ho raccolto cronache, racconti, foto, menu della mia esperienza di tre estati come personal chef in questo posto ancora incantato.
Scrivo “ancora” perché il Maine, Stato a nord Est degli Stati Uniti, al confine con il Canada, è uno dei luoghi che sono rimasti “diversi” dal resto dell’America.
Ciò che mi ha colpito nei miei viaggi in America è la Natura imponente e selvaggia: metti un piede fuori dai centri abitati e ti puoi imbattere in un puma, un grizzli, un alligatore, un serpente velenoso, squali…. Ma le città…. Le città…. Devi proprio ricordarti dove ti trovi. I deja’ vu sono frequenti perché in ogni città ci sono zone assolutamente uguali le une alle altre. Un quadrivia con semaforo? Ce ne sono di alcuni tipi. Uno frequente è: Starbuck Coffee su un angolo, Valgreen Pharmacy di fronte; agli angoli opposti Publix e Mc Donald’s. Quadrivie così - stessa architettura, colori e dimensioni - ce ne possono essere molte nella stessa città ed esattamente uguali ad altre città. Quindi non vanno prese come segno per orientarsi.
No nel Maine. Specialmente no a Mount Desert Island, l’isola a forma di guantone da baseball all’ interno dell’Acadia Park, la riserva naturale istituita per volere e col supporto della famiglia Rockfeller negli anni venti.
Qui le donne vanno a raccogliere mirtilli e lamponi, ne fanno marmellate dense e scure che niente hanno a che vedere con le gelatine mollicce e trasparenti dei supermercati. Qui le donne fanno le “pies” come quelle di Nonna Papera.
Qui hanno una cucina tradizionale  e tra i prodotti tipici c’è il “Lobster”, cioè l’astice rosso presente in quantità (è il caso di dirlo) oceaniche; il “Maple syrup”, cioè lo sciroppo d’acero; i piccoli frutti di bosco.
Non hanno olio di oliva. Che io ho portato regolarmente dalla mia Toscana ogni volta che sono andata, per fondere insieme i loro profumi e i nostri.


Il 2007 è la mia terza estate in Maine.
Quando avevo messo per la prima volta i piedi su questa terra, due anni prima, all’aeroporto di Bangor c’era ad aspettarmi una delle coppie più simpatiche che abbia conosciuto. 


Berno e Laura Hamilton mi hanno accolto nella loro casa, un cottage magico dietro una file di pini sul fiordo di Sommes Sound. Berno mi ha “scarrozzato” per l’isola sulla sua convertibile d’epoca, lungo strade che tagliano foreste magnifiche e improvvisamente si aprono su vedute di specchi d’acqua che tolgono il fiato, talvolta “imbrillantati” dalle barche colorate dei pescatori di astici nelle insenature dell’oceano, talvolta dalle tenere ninfee nei laghi di montagna. Non riconoscevo mai quale tipo di acqua fosse, l’acqua che inaspettatamente trovavo davanti a me alla fine di una discesa o accanto a me, a malapena visibile nell’ intrico di grossi tronchi: cioè non sapevo se fosse acqua dolce o acqua di mare, tanto le coste sono frastagliate e le acque entrano nella terraferma con bizzarri ghirigori. Il posto che mi apprestavo a scoprire si stava rivelando popolato di cervi, di fate, di folletti, di farfalle, di fiori mai visti prima e dai colori straordinariamente vividi, quasi fluorescenti. E poi colibrì e grandi aquile. È stato lì che ho cominciato ad innamorarmi dell’America e della sua Natura gloriosa.


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